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Bonotto
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Contents
• Note
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Storia della Bonotto
1912-1965: La nascita della Bonotto ed i cappelli di paglia
Nel 1912 a Molvena, Luigi Bonotto fondò la sua ditta artigianale specializzata nella costruzione di cappelli in paglia.
1965-1990: La conversione al tessile
Negli anni '60, i Bonotto, percependo la decadenza del settore precedente, mandarono il figlio Luigi ad imparare la tessitura della lana dai mwhgMarzotto, per poi convertire la produzione dell'azienda al settore del tessile grazie anche all'aiuto di Nicla Donazzan, prendendo così parte al settore della moda italiana, allora in grande espansione. Il primo cliente in questo nuovo settore fu mwhwWalter Albini, uno degli inventori del mwiaprêt-à-porter, ma ben presto la ditta iniziò a confezionare tessuti per i più grandi marchi di moda internazionalicite-ref-riccardi-2-1[2].
1990: la crisi del settore ed il ritorno alle tecniche artigianali
Nei primi anni '90 Giovanni Bonotto affiancò il padre Luigi nella gestione dell'azienda. In questo periodo il settore tessile vide una forte contrazione, e perlopiù le aziende concorrenti tendevano a sostituire la manodopera con macchinari sempre più automatizzati, che permettessero di ridurre il costo di produzione, riducendo la qualità del prodotto. Per sopperire ad produzione di tessile di qualità sempre più mediocre, il settore diede poi sempre maggiore rilievo al mwjwbrand ed alla mwkacomunicazione. Giovanni Bonotto decise invece di intraprendere la strada opposta, sviluppando il concetto di "fabbrica lenta" ed unendo ai nuovi macchinari i vecchi mwkqtelai degli anni '50 che le altre aziende tenevano inutilizzati. Iniziò così una produzione che pur richiedendo tempi di realizzazione più ampi, ne aumentava notevolmente la qualità del prodotto finale e la possibilità di fare ricerca su nuovi tessuti. Gli operai poi venivano spinti a dedicarsi ad un solo macchinario, con una metodologia più affine all'artigianatocite-ref-riccardi-2-2[2].
Grazie allo sviluppo di queste specificità Bonotto divenne così il punto di riferimento di aziende come mwlwChanel, mwmaArmani, mwmqMoncler, mwmgDior, mwmwMargielacite-ref-riccardi-2-3[2], mwoaRick Owens, mwoqDries Van Noten o mwogJohn Varvatoscite-ref-bolelli-3-0[3].
La Fondazione Bonotto
Fin dai primi anni '60 Luigi Bonotto iniziò a mettere assieme un'importante collezione d'arte, che nel tempo si indirizzò sempre più verso i movimenti della mwqqpoesia visiva e del mwqgFluxus. La collezione Bonotto comprende poi una raccolta molto vasta di mwqwlibri d'arte.
Molte delle opere della collezione sono disposte nei 10.000 metri quadrati dell'azienda (dagli uffici alle zone di passaggio, dalle zone di produzione alle zone magazzino).
Nel 2013 nacque poi la Fondazione Bonotto al fine di catalogare la vasta collezione Luigi Bonotto e dare sostegno alle nuove forme d'arte di ispirazione Fluxuscite-ref-casarin-4-0[4]
Tra gli artisti presenti in collezione mwtaJoseph Beuys, mwtqJohn Cage, mwtgChristo e Jeanne-Claude, mwtwGeorge Maciunas, mwuaClaes Oldenburg, mwuqYoko Ono, mwugBen Vautier, oltre ad esponenti della poesia visiva italiana come mwuwLamberto Pignotti, mwvaGiovanni Fontana, mwvqTomaso Binga e mwvgLucia Marcuccicite-ref-5[5]cite-ref-6[6].
Note
cite-note-xrayfinance-it-11. mwaqhttps://xrayfinance.it/bonotto-s-p-a
cite-note-riccardi-22. ↑ mwcwRaffaele Riccardi, mwdamwdqLa "Fabbrica Lenta" di Vicenza che ribalta il concetto di produttività, mwdgLa Repubblica.
cite-note-bolelli-33. ↑ mwegGianluca Bolelli, mwewmwfaBonotto punta a diventare un brand e continua a crescere, Fashion Network.
cite-note-55. ↑ mwhwmwiamwiqFondazione Bonotto - Collezione Fluxus > Artisti, su mwigfondazionebonotto.org.
cite-note-66. ↑ mwjgmwjwmwkaFondazione Bonotto - Collezione Poesia > Artisti, su mwkqfondazionebonotto.org.
Collegamenti esterni